Come funziona la Fotocatalisi

fotocatalisi

Uno dei trattamenti maggiormente salito alla ribalta negli ultimi anni è quello riguardante la fotocatalisi, inteso come il processo che utilizza l’azione di luci specifiche per agire a favore del ringiovanimento cutaneo, oltre che della biostimolazione dei tessuti in generale. In questo articolo cercheremo di dare una spiegazione approfondita del tema sottolineando quali sono i principi di azione e su quali patologie può risultare particolarmente indicata.

Fotocatalisi: quali sono i principali trattamenti

Nella breve introduzione iniziale abbiamo chiarito quale possa essere lo scopo primario del trattamento tramite fotocatalisi, della quale va sottolineato in primis l’importante beneficio da un punto di vista rigenerativo. In realtà questa definizione potrebbe risultare a tratti riduttiva perché le potenzialità della fotocatalisi sono davvero molto ampie; oltre al ringiovanimento cutaneo, il cui trattamento risiede sotto la definizione di photoaging, ad indicare un particolare stato d’invecchiamento della cute provocato dai danni cronici di raggi ultravioletti ed esposizione al sole, possiamo sicuramente includere nella fotocatalisi il trattamento di patologie come:

  • Acne
  • Precancerosi cutanee
  • Tumori cutanei
  • Stati dolorosi muscolari
  • Nevralgia                    
  • Mialgia
  • Artralgia
  • Disturbi trofici

Al di là dei diversi effetti positivi e delle applicazioni della fotocatalisi, occorre poi fare una distinzione tra le due modalità di esecuzione, rispettivamente tramite luce blu e infrarosso. Sebbene entrambe le tecniche abbiano gli scopi descritti finora, ciascuna delle due luci avrà delle caratteristiche e degli usi propri. In particolare, la luce Blu ad alta intensità (420+/- 5nm) utilizza la foto ossidazione per abbassare la bilirubina, un metabolita di rifiuto che sorge a seguito dell’invecchiamento dei globuli rossi. La luce blu consente di decomporlo in prodotti idrosolubili non tossici che quindi possono essere eliminati in maniera più semplice dal nostro organismo tramite i reni; di conseguenza l’attività di foto ringiovanimento assumerà molta più forza ed efficacia.

Nel caso del trattamento dell’acne, ad esempio, il processo sarà ugualmente efficace ma si baserà su principi diversi; in questo caso infatti la luce blu andrà a distruggere i batteri nei follicoli pilo-sebacei evitando naturalmente di andare ad intaccare la salute delle cellule circostanti.

Passando invece alla luce a infrarossi, in questo caso avremo un tipo di trattamento che si sviluppa attraverso una radiazione elettromagnetica la cui lunghezza d’onda supera i 780nm, solitamente non andando oltre i 1400nm. La luce a infrarossi viene assorbita dalla pelle penetrando gli strati superiori e trasformandosi in energia termica, stimolando le molecole d’acqua delle cellule e facendo sì che i vasi sanguigni vadano ad espellere l’ossido nitrico.

Per quanto riguarda la modalità, in ambito della fotocatalisi si parla di luce pulsante, un modo più efficace rispetto alla luce continua poiché produce molti più fotoni. Talvolta è possibile che alcuni sistemi siano dotati di una luce al plasma più potente capace di rapportarsi anche con i tessuti patologici a più livelli.

Fotocatalisi: come agisce e modalità di trattamento

La fotocatalisi consente di distruggere i tessuti in maniera selettiva, trattati in maniera preventiva con un agente fotosensibilizzante (ALA). In taluni casi si può anche effettuare senza attivatore (ALA), sfruttando la capacità degli infrarossi di migliorare il metabolismo dei tessuti e della luce blu di legare il batterio dell’acne, responsabile delle fasi infiammatorie della malattia.

Per quanto riguarda le modalità di trattamento, intese come il numero di cicli e di sedute cui sottoporsi in un determinato arco temporale, possiamo affermare che se la fotocatalisi prevede l’uso di un fotosensibilizzante, allora è consigliabile restare su cicli di 2-3 sedute fino a 2-4 settimane di distanza se le patologie trattate riguardano acne, photoaging e tumori diversi dal melanoma. Diversamente, nel caso in cui il trattamento con la luce non richieda l’attivatore si possono allungare i cicli fino a 10 sedute, restando orientativamente sui 2 appuntamenti alla settimana. Nel primo caso occorrerà restare leggermente più conservativi per non danneggiare i tessuti magari restando a riposo per 2-3 giorni, mentre nel secondo caso non si avvertirà in nessun caso alcun tipo di problema dopo il trattamento.

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