Fascite plantare: quali sono i tempi di recupero

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Dolore alla pianta del piede ed infiammazione della fascia plantare sono i primi sintomi di una patologia di nome fascite plantare, una condizione infiammatoria molto diffusa tra gli atleti, spesso costretti a mettere ripetutamente sotto sforzo la pianta del piede.

La fascite plantare interessa quella striscia di tessuto che ha inizio in corrispondenza del tallone e percorre tutta la pianta del piede, fino alla base delle ossa delle dita.

Tempi di guarigione fascite plantare: cosa sapere

La fascia plantare ha il compito di assorbire tutte le sollecitazioni che il nostro corpo esercita sul piede mentre camminiamo o corriamo. Nel momento in cui questa fascia viene messa particolarmente sotto stress può infiammarsi e provocare questa patologia, anche se non è ancora stata scoperta la ragione scientifica per cui si verifica l’infiammazione. Con l’invecchiamento, poi, la fascia plantare perde in elasticità e nella capacità di attutire gli urti. Anche per questo, i soggetti più colpiti da questa patologia risultano gli individui di mezza età. Tra i fattori di rischio troviamo anche l’obesità, il sovrappeso e persino il genere, in quanto la fascite plantare colpisce in maggior numero le donne. Chi passa molto tempo in piedi, oppure è costretto ad indossare a lungo calzature scomode o con tacchi alti, può incorrere più facilmente in questa malattia.

Nella maggior parte dei casi, per guarire dalla fascite plantare non è necessario un trattamento particolarmente complesso. Per recuperare la funzionalità del piede può essere sufficiente un approccio conservativo: riposo, ghiaccio sulla parte interessata ed esercizi di stretching per irrobustire la muscolatura. Alcune accortezze per evitare che il problema si ripresenti sono perdere peso, per affievolire il lavoro richiesto alla fascia plantare, e ridurre l’attività fisica ad alto carico, magari privilegiando almeno per un periodo di tempo sport in scarico come nuoto o ciclismo. Va comunque tenuto presente che i tempi di recupero per una fascite plantare sono generalmente piuttosto lunghi, anche di diversi mesi, perché tale parte del corpo è sollecitata costantemente anche nei semplici gesti della vita quotidiana, come camminare o scendere le scale. Ad incidere sulle tempistiche, poi, fattori come la genetica, l’adeguatezza e la tempestività di trattamento: trattare la patologia in tempo e con i giusti strumenti, infatti, permette di guarire più in fretta, prima che il problema diventi cronico. In generale la prognosi è buona e l’infiammazione necessita approcci terapeutici non troppo invasivi per la maggior parte dei pazienti.

Casi più gravi: come comportarsi?

In presenza di cronicità della malattia, gli esperti consigliano una combinazione tra terapia fisica e farmacologica. Il paziente dovrà dunque assumere farmaci antinfiammatori in aggiunta ai già citati esercizi di rafforzamento. Un’altra soluzione per alleviare il dolore è costituita dalla magnetoterapia: l’esposizione del corpo umano a campi magnetici ha effetti terapeutici testati sulla fascite plantare, provocando il rilassamento della muscolatura e attenuando lo stato infiammatorio. Se il paziente si attiene scrupolosamente alle cure, il dolore regredisce nel giro di qualche mese, scongiurando la necessità di intervenire chirurgicamente.

Se l’operazione diventa l’unica soluzione rimasta, la tecnica più moderna e meno invasiva consiste nell’intervento percutaneo: lo specialista effettua un piccolo foro all’altezza della pianta del piede, e, in seguito, opera il distacco della fascia. L’operazione dura circa un quarto d’ora in day hospital, è indolore ed è caratterizzata dall’assenza di cicatrici evidenti. Il recupero è molto rapido e il paziente è potenzialmente in grado di camminare subito dopo l’intervento, anche se si consiglia nei primi giorni di evitare sforzi e utilizzare le stampelle.

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