Quante volte vi è capitato di sentir parlare di epicondilite? Probabilmente non così spesso ma, soprattutto se vi muovete nell’ambito sportivo, avrete avuto modo di misurarvi con “il gomito del tennista”. La realtà dei fatti è che quest’espressione apparentemente simpatica sta ad indicare un vero e proprio disturbo che, per l’appunto, dal punto di vista medico viene inquadrato come epicondilite.

Tale disturbo è frutto di una degenerazione dei tendini del gomito e può risultare assai fastidioso, oltre che doloroso. Prima di avventurarci nella descrizione minuziosa di cause, sintomi e rimedi all’epicondilite, come nostro solito vogliamo offrire una panoramica più ampia che tenga in considerazione anche l’aspetto anatomico. In questo modo ci sarà più facile identificare l’origine del problema e di conseguenza prenderne le contromisure necessarie. Ecco, dunque, tutto quello che c’è da sapere sul gomito del tennista o epicondilite.

Epicondilite: cos’è e le principali cause

Nonostante l’espressione gergale suggerisca che siano solo i giocatori di tennis a soffrire di questo disturbo, la verità ricavata dai dati delinea uno scenario assai diverso. In realtà, infatti, circa il 2% della popolazione, in media, lamenta nel corso della sua vita dolori dovuto all’epicondilite. D’altronde anche da un punto di vista anagrafico non c’è poi un target così definito, soprattutto se pensiamo che il gomito del tennista può colpire indistintamente persone tra i 25 e i 60 anni.

Da un punto di vista più tecnico invece, l’epicondilite può essere definita una particolare forma di tendinopatia che interessa i tendini del polso e delle dita. Nello specifico, parliamo dei tendini estensori dell’avambraccio, vale a dire quelli incaricati di consentire l’estensione delle parti del corpo appena citate.

Passando alle cause bisogna anzitutto considerare che si tratta di un dolore dovuto ad un sovraccarico funzionale, ciò vuol dire che la parte interessata accusa i primi segnali di sofferenza a seguito di eccessivo sforzo o movimenti scorretti. È questo il motivo per cui lo si identifica come “gomito del tennista”, dal momento in cui tra i principali fattori che causano l’epicondilite ci sono gli sport con racchetta, da lancio, o altri golf e scherma; insomma tutte quelle attività che necessitano uno sforzo e, in generale, il coinvolgimento dei tendini e dei muscoli dell’epicondilo laterale.

A tutto ciò si aggiungono anche i microtraumi e i danni diretti, vale a dire quelli indotti magari da noi stessi a seguito di movimenti errati o situazioni molto simili. L’ultimo elemento da analizzare riguarda naturalmente l’età perché è normale comprendere quanto lo stato di salute del nostro corpo, soprattutto in assenza di allenamento, risulti fondamentale per determinare il manifestarsi o meno di tali patologie.

Come risolvere questo fastidioso e doloroso problema? Vediamo di seguito anzitutto la diagnosi e successivamente i principali sintomi.

Epicondilite: diagnosi e sintomi

Prima di capire quale sia la soluzione migliore per l’epicondilite è necessario naturalmente avere la certezza sulla ragione del proprio malessere o dolore. Parlando dunque dei sintomi, va detto in primis che la loro manifestazione è di tipo graduale, per cui non si presenteranno tutti nello stesso momento né con la stessa intensità. Tendenzialmente la situazione peggiorerà nel giro di alcune settimane, ammesso che non vengano adottate in maniera rapida ed efficace tutte le cure del caso.

In generale quindi sono sintomi di epicondilite:

  • Dolore sulla parte esterna del gomito
  • Dolore lungo l’avambraccio e fino al polso
  • Mancanza di forza alla mano e/o al braccio intero
  • Difficoltà nella rotazione del polso
  • Rigidità all’arto

Come noterete, la sintomatologia percorre una linea comune che trova nel dolore e nella difficoltà di movimento un fil rouge significativo. Per questo motivo anche il vostro occhio e le vostre sensazioni dovranno essere molto abili a captare ogni singola “anomalia”: percepire un piccolo dolore quando si gira una maniglia o svitando il tappo di una bottiglia potrebbero essere dei segnali chiari. Ma come esserne sicuri?

Anzitutto con una visita basata sulla palpazione diretta dell’epicondilo, successivamente si potrà esser sottoposti ai test di Cozen e di Mills, per infine procedere con indagini strumentali più accurate tramite Raggi X, risonanza magnetica, elettromiografia (nel caso in cui il medico decisa di valutare lo stato dei nervi coinvolti nella zona di interessa).

Solamente dopo aver chiarito il quadro clinico si potrà procedere alle cure, che elenchiamo di seguito.

Epicondilite: cure e rimedi

La cura dell’epicondilite passa attraverso una o più strade, tutte ugualmente percorribili a seconda dei casi. Naturalmente, per determinate casistiche sarà fondamentale indirizzarsi verso la soluzione più immediata ed efficace, ma dal momento in cui spesso e volentieri il gomito del tennista è un problema transitorio analizzeremo anche le possibilità meno impegnative.

Proprio a tal proposito possiamo senza dubbio partire dalla cosiddetta terapia conservativa che rappresenta appunto un rimedio basato sul semplice riposo e maggiore attenzione ai movimenti ed agli sforzi degli arti superiori. Consideriamo che l’epicondilite in genere dura dalle due alle sei settimane, ragion per cui soprattutto in questi casi non bisogna attendersi necessariamente un recupero lampo. Secondo le stime, la terapia conservativa garantisce la guarigione dal gomito del tennista in circa l’85% dei casi. In caso le precauzioni di cui sopra non siano sufficienti si può considerare di assumere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Per i pazienti più gravi, entrando nel secondo rimedio, occorrerà iniziare un percorso di sedute fisioterapiche affinché il problema al gomito possa finalmente cessare. Terapia manuale, come i massaggi, oltre ad una serie di manovre mirate favoriscono il recupero, alleviandone i sintomi in maniera costante seppur graduale. In quest’ottica anche dispositivi come MyMed Professional forniscono una serie di programmi specifici per risolvere non solo l’epicondilite ma tanti problemi di natura articolare o muscolare.

In chiusura, qualora il problema dovesse persistere nonostante i tentativi appena descritti bisognerà valutare, d’accordo con il parere di uno specialista, l’intervento chirurgico. In questo modo si andrà a rimuovere la porzione di tessuto danneggiato, per poi lavorare sui tendini e l’epicondilo direttamente.

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